"Da bambino volevo guarire i ciliegi" diceva un cantautore alcuni anni fa.
Sì, come se le radici di questa scelta affondassero nell'infanzia,
nel tempo in cui il fantastico e il reale non sono che le facce dell'unico vissuto, goduto, del bambino.
Allora anche i ciliegi possono essere guariti e le piante, gli animali, le bambole diventano pazienti
da curare, da coccolare, da trattare con la professionalità tipica del gioco di un bimbo.
Forse ogni medico ha iniziato la professione passando con gli anni dalla fantasia alla realtà,
pagando a volte duramente i passi di questa evoluzione, quando una certa realtà si è
scontrata con l'ideale. Una realtà che in troppi aspetti ci tenta e rischia di spingere
verso scelte più facili e utilitaristiche.
Scegliere l'uomo, sempre, prima di tutto, significa andare, a volte, contro se stessi,
significa combattere contro l'egoismo, rinnegare il compromesso, pagare di persona in una società
che spesso non promuove i valori che portano, all'inizio, a fare una scelta così.
Ma tanti scelgono ancora, ogni giorno, di essere diversi, perché l'uomo e i suoi valori
siano difesi da una vita vissuta non soltanto per se stessi.
Ricordo (e non è tanto il tempo che è passato) le prime emozioni
vicino ai letti di una corsia, gli occhi di una donna anziana che mi hanno sorriso e le sue parole:
"Dio la benedica!". Mi hanno dato forza!
E poi il bisogno, la povertà, l'umiliazione della malattia, la
fiducia umile e nascosta davanti a me, giovane, ai primi passi in camice bianco.
Ricordo la meraviglia, lo stupore di un uomo al quale ho sorriso, dopo averlo visitato,
per dirgli che in comune con lui avevo una cosa importante: la speranza.
E il rimprovero di anziani colleghi a me che stavo porgendo un bicchiere d'acqua:
non era compito di un medico farlo, screditava tutti un gesto così!
Quante parole non dette, quanti giudizi: "Sei un'idealista!" e non era un complimento.
E poi le grandi emozioni di fronte a una vita che nasce, ad un piccolo "cucciolo d'uomo"
che guarda il mondo per la prima volta: una carezza su quel visino, una mano per asciugare la fronte
di una mamma felice, ma prostrata dal dolore.
"Li conosci? Sono tuoi parenti?"
Come è strano, per tanti, un semplice gesto di partecipazione e di affetto, oggi. Ma forse anche ieri.
Uscire da se stessi, da certi schemi "professionali" non è facile se qualcosa,
con forza, non ci spinge fuori.
La professionalità non può togliere nulla all'umanità, ma anzi,
è l'umanità che rende professionale anche il più semplice atto medico!
Ecco le ragioni della mia scelta, di una scelta che cerco di fare ancora, ogni giorno, con lo stesso
entusiasmo, con la stessa forza della prima volta, perché sia l'uomo a vincere, sempre.
Il dolore, la malattia, la
morte, tendono a sconfiggere l'uomo, ma ognuno deve poter credere che,
dall'inizio alla fine, la sua vita verrà comunque difesa, protetta, rispettata.
Ecco la vera vittoria quando la medicina deve fermarsi, ma va avanti il cuore.
Le conquiste scientifiche, i grandi passi che si stanno facendo in ogni campo, devono rendere l'uomo
sempre più uomo e anche il medico sempre più uomo, se no, non servono a niente!
Le tecnologie più sofisticate come possono riprodurre il calore di una carezza o la meraviglia
di un sorriso?
E chi deve guarire ha bisogno anche di questo. Non dobbiamo aver paura di dirlo.
Anzi, ora, forse, non si ha paura di dirlo, ma, ancora, non si ha il coraggio di farlo.
Le ragioni della mia scelta, perciò, adesso sono le stesse di prima, anche se il tempo
e qualche esperienza in più le ha arricchite di nuova consapevolezza.
Credo nell'uomo, nella sua irripetibilità, nella sua grandezza e vorrei aiutarlo a vivere e ad amare
la vita anche e soprattutto quando il dolore e la malattia vogliono umiliarla e toglierle valore.
Io ho paura di chi non sa "sentire" con l'altro, di chi dimentica chi è
per essere solo quello che fa.
Credo in un presente e in un futuro diverso, credo in chi sceglie di fare il medico, oggi,
pur sapendo che non è facile e che, fra le altre cose, dovrà lottare anche con se stesso
per affermare la propria umanità.
Credo in un mondo sanitario più pulito e trasparente nel quale questi discorsi
si possano fare e si possano vivere.
Credo in chi ha il coraggio di essere, e di continuare ad essere, un "idealista".
(Testo vincitore nel Premio Nazionale AMCI 1989)
|